"Fingesten sta alla storia
dell'ex libris come
Pablo Ricasso a quella della pittura"
Giampiero Mughini, Panorama, 11.2.2003
MICHEL FINGESTEN
UN 'ODISSEO' DEL XX SECOLO
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Uno
dei primi ex libris di Michl Fingesten (come allora si chiamava)
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È senza dubbio l'artista più amato dai collezionisti
di ex libris di tutto il mondo, ma quasi certamente è anche il più
misconosciuto dalla critica, dai bibliofili e dal mercato odierno
dell'arte. Su di lui è sceso un generale oblio, per non dire disinteresse
e le sue tavole toccano le coscienze di ognuno di noi, oblio attenuato
solo dalla spasmodica ricerca di suoi pezzi ad opera di una sparuta
schiera di lungimiranti ed elitari collezionisti ed amatori d'arte.
Che poi l'apice della sua arte, il meglio della sua produzione artistica,
venisse dato con la grafica, e con l'ex libris in particolare, ha
fatto sì che il gruppo dei suoi estimatori si riducesse sempre più.
Morti tutti coloro che l'avevano conosciuto, le nuove generazioni
di collezionisti non sanno apprezzare appieno il suo diffuso genio
macabro, il suo segno onirico e un po' volgare, fra donnine dai grandi
seni e strani falli, la sua denuncia della guerra e il suo amore per
l'umanità. Non conoscono le illustrazioni dei suoi libri, le sue incisioni,
i suoi quadri e i suoi disegni.
I primi anni della sua travagliata esistenza sono
tutt'ora avvolti nella leggenda e nel mistero e a nulla è valso il
discreto numero di pubblicazioni edite dai primi anni venti fino
al 1984, data di pubblicazione della sua più importante monografia.
Iniziamo a svolgere il fili della sua vita leggendo
il dispaccio del Ministero dell'Interno conservato a Roma presso l'Archivio
Centrale dello Stato, Ministero degli Interni, Pubblica Sicurezza,
cat. A4 bis, Internati stranieri che il 9 ottobre 1940 mette fine
alla sua libertà e lo interna, per il solo fatto di essere ebreo,
dapprima presso il campo di Civitella del Tronto, nei pressi di Teramo,
poi, nel novembre 1941 in quello di Ferramonti-Tarsia, vicino a Cosenza.
Iniziamo con una sorpresa e con un inedito: il nome ivi riportato
non è quello che conosciamo bensì FINKELSTEIN Michele di Leone e di
Lion Franziska, nato il 18.4.1884 a Butzkowitz (Slesia). Il padre
era un tessitore austriaco e la madre proveniva da una famiglia ebrea
di Trieste, ed è questo il legame che unì Fingesten all'Italia. Nel
1935 venne in Italia a trovare i parenti della madre e per fuggire
alle persecuzioni razziali, preferì restare da noi, non sapendo che
Nemesi non fu mai così ingrata, tanto da procurargli la morte nel
nostro paese.
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Una
splendida puntasecca degli anni '20
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Erano giusti i documenti che Fingesten portava
con sé ? Anche la data di nascita non corrisponde. Gianni Mantero,
che lo conobbe a Milano nel 1937 e il figlio Peter, nelle loro monografie
sull'artista indicano come anno di nascita il 1883, mentre quella
più importante di
Nechwatal riporta il 1884. Analizzando un altro
documento conservato presso l'Archivio di Stato, il verbale dell'interrogatorio
del 26.9.1941 innanzi il Direttore del Campo di Civitella del Tronto,
Commissario di Pubblica Sicurezza, cav. Giuseppe Franco, troviamo,
fra le sue generalità dichiarate come Finkelstein, le seguenti parole:
"...in arte 'Fingesten', divorziato, apolide, di razza ebraica,
religione cattolica". Sulla sua presunta conversione bisognerà
tornare con più calma un'altra volta, ora ci preme far notare che,
anche se da sempre il nostro si firmava Fingesten chi scrive ha visto
in una collezione milanese una sua grande litografia del 1915 con
questa firma e così appariva su articoli e libri valga per tutti la
monografia di Paul Friedrich del 1920 non è senza senso affermare
che anagraficamente e sui documenti il suo vero nome di nascita fosse
Finkelstein.
Guardando ora alcune scene della vita di Fingesten
a 16 anni lo troviamo a Vienna a studiare all'Accademia, dove ha come
compagno un giovane promettente, Oskar Kokoschka. Vi si ferma solo
due anni, non accettando il ferreo accademismo e il formalismo aulico
dell'Impero. Nel 1902 ad Amburgo si imbarca per l'America dove girovagherà
per quattro anni, disegnando per periodici locali - chi ha mai visto
quei disegni? - e il giorno del suo ventiduesimo compleanno, il 18
aprile 1906 è a San Francisco, dove è presente al grande terremoto
e al conseguente incendio. Ancora non contento, cerca nuove terre
e in 110 giorni di piroscafo arriva a Melbourne e prosegue per il
Pacifico settentrionale.
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Fingesten,
grande creatore di grafica d'occasione
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Nel 1907, a 23 anni sbarca a Palermo e la leggenda
vuole che risalga la penisola a piedi, passi da Trieste ed approdi
a Monaco nello studio di Franz von Stuck, dal quale sarà avviato come
Paul Klee allo studio della caricatura e alla grafica di piccolo formato.
Ben presto, ripreso dalla nostalgia delle terre
lontane, riparte e fa numerosi viaggi per nave, Honk Kong, l'Australia,
che girerà tutta a piedi finché nel 1913 lo troviamo a Berlino, membro
della "Nuova Secessione".
Nel 1914 sposa Bianca Schick (1889-1941) da cui
ebbe una figlia, Ruth, nel 1915 e il figlio, Peter, nel 1916. Della
moglie non abbiamo grandi notizie, Fingesten doveva amarla molto perché
in quel periodo disegna ed incide molte volte il tema della donna
madre che allatta o accudisce i piccoli.
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Locandina
litografica di una mostra berlinese degli anni '20
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Nell'estate del 1913 inizia ad incidere e il biglietto
per la nascita della figlia è già di una grande drammaticità. Si vede
un lungo braccio che esce dall'acqua e che sostiene con la mano, lontano
dai flutti, la testina della bimba: uscire dalle acque materne o sopravvivere
ai gorghi tortuosi della vita? Questa seconda ipotesi è più verosimile
anche per analogia con la grande tavola dello stesso periodo "Der
lachende Gott - Il Dio ridente", dove un grasso dio o un
idolo se la ride mentre tutta l'umanità viene sommersa dalle acque
e due braccia sostengono fuor d'acqua un bimbo in fasce. Qui per la
prima volta Fingesten denuncia gli orrori della guerra imminente farà
lo stesso nel 1939 agli albori della II Guerra Mondiale e diventa
antesignano e caposcuola dei movimenti irenici ed artistici di rifiuto
di tutte le barbarie e le nefandezze umane: questo è il compito del
vero artista.
Nel dicembre del 1916 cambia casa e va al n. 46
della Ringstrasse a Berlino, sempre accompagnato dal suo biglietto
inciso dove lui, nudo e curvo sulle spalle, trasporta un letto con
sopra la moglie e i due bambini, tutti nudi: tutte le sue povere cose,
forse.
In questi anni Fingesten è accolto entusiasticamente
nei circoli letterari ed artistici della città - parlava quindici
lingue diverse - e si fa subito notare come autore di imponenti cicli
grafici con sorprendenti acqueforti - Mütter, Die Blechschmiede,
Vier Novellen, Der klingende Garten, Vision d'amour bizzarre, Aus
den Spelunken Berlins e con la serie di litografie e puntesecche
per la rivista berlinese di Theodor Tagger, "Marsyas".
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Ex
libris degli anni berlinesi per il suo datore di lavoro S. Malz
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Il primo periodo dell'opus incisoria di
Fingesten si conclude verso il 1925. In questi anni l'artista ha cantato
la vita e la morte, l'amore e le atrocità della barbarie degli uomini,
ma sempre raffigurati con una punta di cinismo o ingentiliti da un
tocco d'erotismo. Pur senza cadere nell'eclettismo o nel semplice
figurativismo, si servì della citazione sia nel contenuto che nello
stile, superando - e di gran lunga, aggiungo - sia l'erotismo e la
critica sociale di un Otto Dix o di un George Grosz, sia l'ironia
e lo spirito di un Karl Arnold. Divenne anche un ricercatissimo esecutore
di ex libris, genere che sviluppò in maniera autonoma e personale,
rendendogli un'impronta artistica e di genio ben superiore al suo
piccolo formato e agli scopi per cui era nato. Con lui l'ex libris
operativo, quello da incollare sui libri scompare, per far posto all'espressione,
all'idea, al messaggio. Per lui l'arte dell'ex libris è un'arte eguale
a tutte le altre. I suoi fogli schiacciano, in modo inesorabile e
senza confronti, tutti gli altri simboli di proprietà. I suoi ex libris
riflettono un'era, sono quadri di un periodo, hanno la pienezza dell'arte
e dello spirito.
Nel 1927 va in Spagna a cercare il colore del
sole, i contorni sfumati e si ferma un anno intero. Di quel soggiorno
ci rimangono pochi documenti, alcuni quadri ad olio - non eccezionali,
a dir la verità - e qualche altro lavoro a tempera o acquerello.
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Grafica
d'occasione colorata a mano
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In questo suo secondo periodo, che va dal 1925
fino al 1935, Fingesten introduce insistentemente grafismi macabri
e simulacri della morte e della guerra incipiente, appena attenuati
da una sua sottile vena di umorismo e di cinismo. Lavora a Berlino
nella "Kunstdruckerei" di Sebastian Malz, eseguendo
numerosi disegni, cartelloni pubblicitari e specializzandosi nella
litografia a colori e diventando un acclamato maestro dell'ex libris,
giungendo a farne più di mille per bibliofili e collezionisti di tutt'Europa.
Inizia alla scultura il giovane figlio Peter ed
espone nelle gallerie d'arte berlinesi assieme a lui. Della moglie
e della figlia non v'è più traccia, lui si ritrae sempre con un bicchiere
in mano e una bottiglia mezza vuota... Sono i prodromi della situazione
politica creata dal Nazismo e quando la vita gli fu resa impossibile
decide di lasciare la Germania. Nella primavera del 1935 giunge in
Italia con il figlio di vent'anni - che nel '38 lascerà l'Italia con
il transatlantico Rex per stabilirsi a Philadelphia - dapprima si
reca a Trieste dai parenti della madre, poi si stabilisce a Milano,
in via Chiaravalle 11, dove, al piano terreno, in un grande stanzone
quasi privo di mobili, iniziava quell'avventura italiana che lo doveva
condurre, di lì a qualche anno, ad una immatura e dolorosa scomparsa.
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Un grandioso
ex libris del periodo milanese
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Entra subito in contatto con il gallerista-editore
Luigi Filippo Bolaffio e con l'artista Attilio Cavallini e con loro
si fa promotore del Gruppo Italiano dell'Ex libris e Bianco e Nero,
con sede presso la galleria di Bolaffio, "Piccola Mostra",
in via S. Vincenzo 28 a Milano. I più importanti collezionisti italiani,
Giovanni Botta, Ivan Matteo Lombardo, Gigi Raimondo, Gianni Mantero,
Gino Sabattini si entusiasmarono delle sue opere e del suo segno,
completamente nuovo per l'Italia di quel tempo, e gli commissionarono
parecchi lavori, non solo di grafica. Per la casa di campagna di
Mantero, a Cernobbio sul Lago di Como, affrescò
l'intera parete del camino, per la famiglia Botta dipinse molti quadri,
fra cui una grande Madonna, più altri lavori per Bolaffio e Ivan Matteo
Lombardo. Gli anni che vanno dal 1935 al 1943 sono gli anni della
maturità, artistica ed umana, solo a Milano compose più di 500 ex
libris, tutti pervasi di un fervore goyesco o con una dirompente carica
dissacratoria ed auto-ironica alla Rops, anche se la sua cifra stilistica
male si attaglia a confronti con altri personaggi o scuole: Fingesten
è Fingesten e si staglia da solo, isolato e grandioso, nell'arte europea
di questo secolo.
I suoi fogli sono miniature, sono opere d'arte
che stanno alla pari con i quadri che troviamo nei musei, le sue opere
riflettono un'era, sono pieni di riferimenti temporali, pieni, assoluti.
Poiché Fingesten aveva disgiunto l'ex libris dalla sua funzione pratica
ed originale, ecco che in questo periodo nascono gli ex libris per
committenti fittizi o per contemporanei famosi, come Richard Strauss,
Rainer Maria Rilke, Igor Strawinski, Bernard Shaw, Paul Valery e Franklin
Delano Roosvelt.
Anzi, quando sarà interrogato nel campo di internamento
a proposito della sua arte -"Entartete Kunst", arte
degenerata, la chiamavano i nazisti - si giustificherà dicendo che
"i suoi lavori sono stati creati senza alcun fine politico"
e porterà come referenza di buona italianità e di spirito non sovversivo,
il fatto di aver eseguito ex libris per Mussolini, D'Annunzio e Pirandello,
ma ciò non basterà per fargli riottenere la libertà. Che forse, non
era nemmeno tanto desiderata dall'artista che in più occasioni, per
lettera o con Mantero, dichiarò che era contento di poter vivere con
il vitto del campo e di poter disegnare e creare quanto la sua fantasia
gli suggeriva. Dichiarò anche al famoso collezionista comasco, in
occasione di una sua visita al campo come giovane ufficiale inviato
al fronte Sud, che, finita la guerra, gli sarebbe piaciuto restare
a Ferramonti-Tarsia, perché ci si trovava benissimo e il paesaggio
era per lui, bello e riposante. Il figlio Peter scrive nel suo articolo
del 1947 che il padre era felice durante il suo soggiorno coatto nel
Sud dell'Italia e che una nuova "joi de vivre" si
era impadronita di lui, contrariamente a quanto gli era successo nei
primi anni al Nord.
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L'ex libris per il Presidente americano F. D. Roosevelt
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Nel periodo milanese Fingesten aveva dato alle
stampe, oltre ad una cartella con quindici grandi ex libris in puntasecca,
due importanti lavori, oggi introvabili e ricercatissimi dai collezionisti
di tutto il mondo, nel 1938, un ciclo di tredici grandi acqueforti-puntesecche
sul tema della danza macabra, "Essai de danse macabre"
e l'anno successivo la visione premonitrice divenne realtà e la commentò
nel ciclo "Kleine Randbemerkungen zur Thema Krieg - Piccole
annotazioni marginali sul tema della guerra, dieci acqueforti con
grandi remarques" in puntasecca, "dedicate con disprezzo
a tutti i nemici dell'umanità". Con queste due opere - il
suo testamento spirituale - egli riassunse magistralmente tutto ciò
che in precedenza era stato espresso dalla letteratura, dall'arte
e dalla fotografia sul tema della morte e dell'omicidio politico.
Con questi capolavori Fingesten entra di diritto, e a pieni voti,
nel Gotha degli artisti di tutti i tempi. Non si tratta di un innamoramento,
ma la constatazione di una grandezza e il riconoscimento di un mito
dopo una lunga ed accurata frequentazione con le sue opere.
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Un bellissimo foglio per l'amico Gianni Mantero
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Morì l'8 ottobre 1943, dopo la liberazione del
campo da parte degli alleati, per una infezione contratta a seguito
di un'operazione chirurgica e per la mancanza di un mezzo di trasporto
che non aveva permesso di soccorrerlo tempestivamente. Solo qualche
mese dopo l'armistizio, nel marzo del 1944, Gianni Mantero poté recarsi
al campo di Ferramonti-Tarsia dove ebbe la dolorosa notizia della
morte dell'amico e provvedette ad una sua degna sepoltura nel piccolo
cimitero di Cerisano, vicino a Cosenza.
Finiva così in un modo tragico ed inaspettato
l'umana avventura di questo grande "Odisseo del XX secolo",
ma le sue opere gli sopravvivranno a perenne testimonianza della sua
arte e del suo amore per l'umanità.
Su questo "lager italiano" dimenticato
o meglio, rimosso dalle coscienze di quanti seppero e videro, ma non
fecero nulla la regista Gabriella Gabrielli ha girato un film nel
1993, "18.00° giorni fa", strutturandolo come una fiction
e narrando psicologicamente il tema della solidarietà che univa tutti
i tragici e sfortunati abitatori del campo.
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Michel Fingesten, un maestro del macabro
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Fingesten ha lasciato un corpus immenso di opere
grafiche, non ancora censite né attentamente valorizzate in sede critica
e di mercato. C'è chi dice che abbia prodotto 2000 lastre, chi 1500.
Secondo la testimonianza di Mantero (1977), in Germania, Fingesten
non ha mai numerato le sue opere, ma ciò non corrisponde al vero.
Nell'ex libris per Regi Warschawski, firmato e datato in lastra 1915,
v'è l'indicazione "Opus 15". Il successivo ex libris numerato
è uno del 1938 per l'artista stesso e reca incisa - ma incisa non
è la parola giusta, bisognerà tornare su questo argomento, poiché
si tratta di una fotoincisione - la frase "Opus 1000. Milano
1938". Ve ne sono altri sei con il numero indicato, fino al 1169
del giugno 1939, uno spettacolare foglio con "remarque"
per G. M. Van Wees.
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Fingesten, maestro del macabro e del fantastico
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Mantero attesta che nella sua raccolta vi sono
750 ex libris senza contare le prove d'artista, le copie con remarques
e quelle anti lettera e più di 250 opere di grafica minore e cioè
inviti, auguri, commemorazioni e simili. Se aggiungiamo le 250 grandi
tavole descritte nella bibliografia più tutte le tavole sciolte, credo
di non sbagliare nell'affermare che Fingesten abbia inciso e disegnato
nei trent'anni della sua disciplina artistica almeno 1500 opere e
se questo numero è suscettibile di variazione, questa è senza dubbio
in aumento.
Terminiamo questo primo riconoscimento dell'arte
di un gigante dell'incisione europea di questo secolo, trascrivendo
le parole che Fingesten stesso dichiarò nel verbale di interrogatorio
cui fu sottoposto nel settembre 1941: "Certamente i miei lavori,
come quelli di mio figlio e di altri nel genere, vanno incontro a
delle critiche, specialmente di persone che, profane di questa arte,
non li comprendono e non ne apprezzano il valore." I suoi lavori,
le sue satire, il suo prendere in giro se stesso e il mondo, le sue
denunzie, sono opere di alta umanità, mai vinte dall'odio di classe
o di razza. Ciò che contraddistingue l'opera di Fingesten è lo smisurato
amore per l'uomo, simbolo immutabile ed eterno del mistero della vita.
CARTELLE E LIBRI ILLUSTRATI DA MICHEL
FINGESTEN
Ecce Femina Satiren, 1915, (con 10 acqueforti).
Psychoanalytische Glossen, 1915, (con 12 acqueforti).
10 Eaux-Fortes de genre phantastique, symbolique, grotesque, lyrique,
tragique sur des motifs erotiques, 1916, (con 10 acqueforti).
A. HOLZ, Die Blechschmiede, Petschke und Gretschel, Dresden,
1917, (con 20 acqueforti).
Vision d'amour bizarre, 1917, (con 10 acqueforti).
Marsyas, Heinrich Hochstim, Berlin, 1917-1919, (con 3 litografie
e 3 puntesecche).
10 Radierte Improvisationen über erotische Themen, 1919, (con
10 acqueforti).
C. STERNHEIM, Vier Novellen. Neue Folge der Chronik vom Beginn
des zwanzigsten Jahrhunderts., Heinrich Hochstim, Berlin, 1918,
(con 12 litografie).
L'Amour et la Folie, A. Hoennicke, Berlin, 1918, (con 10 acqueforti).
S. PRZYBYSZWSKI, De Profundis. Mit Beiheft Pro domo mea, als Handschr.
für Freunde von Alfred Hoennicke, J. Enschede, Haarlem, 1919,
(con 4 acqueforti).
Aus den Spelunken Berlins - Typen aus Berliner Spelunken, Pan-Presse,
Berlin, 1919, (con 1 litografia e 10 acqueforti).
A. WEISSMANN, Der klingende Garten. Impressionen über das Erotiche
in der Musik, Paul Graupe, Berlin, 1920, (con 10 acqueforti).
Edizione normale con riproduzioni: Neue Kunsthandlung, Berlin, 1920.
R. LEONHARD, 10 Radierungen über das Thema Mütter. Dichtungen
von Rudolf Leonhard, Neue Kunsthandlung, Berlin, 1920, (con 10 vernici
molli).
A. KERR - . STRAUSS, Krämerspiegel, Zwölf Gesänge von Alfred Kerr
für eine Singstimme mit Klavierbegleitung, komponiert von Richard
Strauss, Opus 66, Paul Cassirer, Berlin, 1921, (con frontespizio
inciso e 12 acqueforti).
[Cartella con 10 Ex libris in acquaforte] in "Mitteilungen
des Exlibrisvereins zu Berlin", Jahrgang 15, 1921.
J. BINZ, Viola d'Amore. Vier Novellen, Reuss und Pollack, Berlin,
1923, (con copertina in litografia orig. e 4 illustrazioni).
Webers Trauermagazin 'Das Leben', 1925, (con 14 illustrazioni).
M. KÖNIG, Der Topf voll Mäuse. Rhythmische Reimraketen, J.
J. Ottens, Berlin-Frohnau, 1927, (copertina disegnata e impressa in
oro e 7 puntesecche).
W. von ZUR WESTEN, Meine Sammlung, Berlin, 1931, (con un ritratto
in acquaforte).
[Cartella con 12 ex libris e grafica d'occasione in litografia e acquaforte],
Berlin, 1932.
T. SIMON, Essays, mit 13 Bildbeigaben von Michel Fingesten,
Berlin, Kedem, 1936.
Essai de Danse Macabre, Milano, 1938, (con 13 fotoincisioni
e remarques in puntesecca).
15 Ex libris. Eaux-fortes originaux, Milano, 1938, (con 15
acqueforti).
Kleine Randbemerkungen zur Thema 'Krieg'. Allen Feinden der Menschheit
verachtungsvoll gewidmet, Milano, 1939, (con 10 acqueforti e remarques
in puntesecca).
Arkadien, S. n. e., (con 10 acqueforti).
Lesbierinnen, S. n. e., (con 10 acqueforti).
Freundinnen, S. n. e., (con 10 acqueforti).
Numero Unico, Bianco e Nero Ex Libris - Associazione Italiana,
Milano, 1947, (con 2 ex libris originali).
A. COLLART, Gianni Mantero. El exlibris - Su coleccion. Bardon
Mesa, Barcelona-Madrid, 1965, (con 2 ex libris originali).
G. MANTERO, Michel Fingesten, 1883-1943. Maler, grafiker, exlibriskunstner,
Exlibristen, Frederikshavn, 1977, (testo in diverse lingue, con
21 acqueforti ristampate dai rami originali).
Michel Fingesten, ex libris e grafiche di occasione, con una
nota di Pier Luigi Gerosa, E. Navarra, Como, 1984, (cartella contenente
10 ristampe dai cliché originali).
Michel Fingesten, ex libris e grafiche d'occasione, con una
nota di Egisto Bragaglia, E. Navarra, Como, 1986, (cartella contenente
10 ristampe dai cliché originali).
BIBLIOGRAFIA
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Buchkunst and angewandte Graphik", Magdeburg, 1918.
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E. SCHUTT-KEHM, Exlibris-Katalog des Gutenberg-Museums, 2.
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G. MIRABELLA, Artisti che non videro e chi presagì tutto: il 'ceco'
Michel Fingesten in "L'ex libris italiano", Rivista
dell'Associazione Italiana Ex libris, Somma Lombardo, n. 3, settembre-dicembre
2001.
C. BECCALETTO, Grafica ed ex libris di Michel Fingesten. Dalla
Mitteleuropa all'Italia degli anni Trenta. Roccalbegna, 2001.
C. BECCALETTO, Michel Fingesten: le tematiche di una vita in "Ex
libris. Rivista internazionale di xilografia, ex libris e grafica
originale", Albairate, n. 28, marzo 2004.
© Ex Libris Museum · Giuseppe Mirabella
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